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L’Italia e il Terzo Addio Consecutivo alla Coppa del Mondo

L’Italia e il Terzo Addio Consecutivo alla Coppa del Mondo

Si dice che il calcio in Italia non sia solo uno sport, ma una liturgia. Eppure, per la terza volta consecutiva, l’altare della Coppa del Mondo resterà vuoto per i quattro volte campioni. Quello che abbiamo visto a Zenica, nella drammatica sconfitta ai rigori contro la Bosnia, non è stata solo un’eliminazione; è stata la conferma di una crisi d’identità che sembra non avere fine.

Per me, questo capitolo fa male in modo diverso. Guardando i titoli di Cremonaoggi e seguendo la disperazione dei tifosi, non vedo solo statistiche. Vedo la città dove ho ottenuto la mia cittadinanza italiana, la mia “patria” elettiva nello stivale, immersa in un silenzio malinconico.

Il Peso di un Errore in Famiglia

L’espulsione di Alessandro Bastoni alla fine del primo tempo è caduta come um macigno sulle speranze azzurre di partecipare alla Coppa del Mondo. Il difensore, nato a Casalmaggiore, in provincia di Cremona, è stato il volto involontario di questo disastro.

Tentare di correggere un errore in uscita di Donnarumma con una scivolata intempestiva è costato caro. Il cartellino rosso diretto per fallo tattico (DOGSO) ha lasciato l’Italia in dieci uomini e con il cuore esposto. È ironico e doloroso che il colpo fatale sia arrivato proprio da un talento della mia provincia. Uno dei pochi pilastri di questo nuovo ciclo guidato da Gennaro Gattuso.

Dalla Vetta d’Europa al Divano del Mondo

L’Italia e il Terzo Addio Consecutivo alla Coppa del Mondo

Come spiegare che la nazionale che ha incantato il mondo vincendo l’Eurocopa nel 2021 completerà ora 12 anni senza disputare un Mondiale?

  • 2018: Il trauma contro la Svezia.
  • 2022: L’umiliação contro la Macedonia del Nord.
  • 2026: La caduta ai rigori contro la Bosnia, dopo gli errori cruciali de Pio Esposito e Cristante.

L’Italia sembra aver perso il suo “filo della speranza”. Nelle categorie giovanili si registra una mancanza di rinnovamento. E soprattutto, manca quel potere decisionale que nomi come Baggio, Del Piero e Totti offrivano con naturalezza. Oggi, la Nazionale è una squadra di operai di talento. Ma senza il genio del maestro che dirige l’orchestra — qualcosa di così comune a Cremona, la terra dei violini Stradivari.

Una Cittadina in Lutto

Aver vissuto in Italia per 14 anni mi ha insegnato che il calcio detta il ritmo dell’economia, dell’umore nelle piazze e dalle chiacchierate nei caffè. A Cremona, le strade che trasudano storia ora riecheggiano il lamento di una generazione che ha dimenticato cosa significhi vibrare per un Mondiale.

La cittadinanza mi dà il diritto di festeggiare i successi. Ma mi impone anche il peso di questa tristezza di restare fuori della Coppa del Mondo. Vedere l’Italia fuori dai Mondiali del 2026, nonostante l’allargamento a 48 squadre, è un monito: la tradizione, da sola, non scende in campo.

Domani, il sole tornerà a splendere sul Torrazzo di Cremona, ma il calcio italiano avrà bisogno di molto più del sole per risorgere dalle ceneri. Avrà bisogno di una riforma profonda, di coraggio e, forse, di ritrovare quell’armonia perduta che solo i grandi maestri sanno creare.

Rebecka Porsche

" A escrita é uma conversa entre as mentes do escritor(a) e do leitor(a)"

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